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Smart working, realtà, fantasia e fake news

È titolo di un sondaggio realizzato recentemente dalla Rete Lavoratrici e Lavoratori Agili Italia condotto su un vasto campione di cittadini italiani che in tempo di Covid hanno visto chiudere uffici, aziende e luoghi di lavoro. La prima considerazione che emerge dall’inchiesta è che «la maggior parte degli interessati opera in tele-lavoro più che in smart-working, senza di fatto aver chiari i propri diritti». Come è ormai noto il tele-lavoro, ovvero il lavoro a distanza (il cosiddetto house-working), non significa necessariamente smart-working, che è una metodologia di lavoro flessibile e complessa che l’azienda mette in atto in accordo con i propri dipendenti e prevede momenti in presenza e altri in remoto.

Per il 95% degli intervistati l’abitazione è diventata da un giorno all’altro il luogo di lavoro ma non tutti si dichiarano soddisfatti. Se il 44% sottolinea di aver ottimizzato i tempi, c’è un 32% che dichiara di aver lavorato di più e più intensamente, solo il 7% dice di aver condotto attività extra-lavorative come volontariato o sport. Per operare da remoto la metà degli intervistati ha utilizzato le proprie apparecchiature elettroniche. Nel 94% dei casi la struttura organizzativa aziendale è rimasta la stessa (dalla composizione del team di lavoro ai rapporti gerarchici, dalle procedure interne alle relazioni tra dipendenti). Vi è poi un dato inquietante: più del 55% degli intervistati ha dichiarato che l’azienda non ha mantenuto tutti i diritti garantiti in presenza: ad esempio non è stato più erogato il ticket, nessun rimborso per chi usufruisce del servizio mensa, mancato riconoscimento degli straordinari. In alcuni casi addirittura alcune organizzazioni hanno continuato a far lavorare i dipendenti pur usufruendo della cassintegrazione.

Ma ci sono anche molti lati positivi. Il 61% afferma che il lavoro è meno dispersivo e più efficiente, mentre la stessa percentuale si dice ottimista del fatto che lo smart-working porterà a nuovi diritti per i lavoratori. Alla domanda “Cosa ti manca del lavoro in presenza”, il 40,9 ha risposto “i rapporti interpersonali”. Ma il lavoro da remoto sarà una soluzione valida anche quando saremo fuori dalla pandemia? Il 95,8 % ha risposto positivamente, ma ad alcune condizioni: deve essere garantita la possibilità di rientro in ufficio per qualche giorno alla settimana, la scelta di rimanere a casa deve essere volontaria e non unilaterale e infine va normato e aggiornato il contratto nazionale di lavoro della categoria.

Secondo i dati dell’Osservatorio smart-working del Politecnico di Milano, i lavoratori in smart-working erano già triplicati prima del Covid, nel periodo tra 2013 e il 2019: da 150mila a 570mila. Certamente, il lockdown ha fatto da moltiplicatore. Stando a una ricerca di Microsoft, l’emergenza sanitaria ha fatto il lievitare il numero di aziende che ricorrono allo strumento del lavoro in remoto: la quota nazionale è passata in un anno dal 15 al 77%. L’Istat conferma: il 90 % delle grandi imprese italiane e il 73% delle medie imprese hanno adottato lo smart-working durante la pandemia.

Nel frattempo la conversione in Legge del  Decreto Milleproroghe (DL 31/12/2020 n. 183) ha spostato al 30 aprile 2021 la possibilità, inizialmente prevista fino al  31 marzo 2021, di ricorrere allo Smart-Working semplificato. Viene infatti disposto che i termini previsti dalle disposizioni legislative di cui all’Allegato 1 del medesimo decreto siano prorogati fino alla data di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19,  e comunque non oltre il “30 aprile 2021” (in luogo del precedente “31 marzo 2021”). Tra le varie voci dell’Allegato 1 il punto 29 riguarda l’art. 90, commi 3 e 4, D.L. n. 34/2020, relativo al lavoro agile (o smart working). Di fatto in sede di conversione viene sancita, con la  modifica intervenuta, la coincidenza tra  la proroga dello stato di emergenza (fissata al 30/04/2021 dal DL n. 2 del 14 gennaio 2021) e la proroga dello Smart Working semplificato, superando il previgente disallineamento tra le due scadenze.

Viene meno quindi la modalità semplificata che consiste nella possibilità di utilizzare la modalità di lavoro agile anche in assenza degli accordi individuali, utilizzando la comunicazione semplificata su Cliclavoro e assolvendo agli obblighi di informativa in merito alla sicurezza sul lavoro in via telematica.

Scarica i risultati del sondaggio


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