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Anni record per il sistema umanitario, stanziati altri 100 milioni per le crisi sotto-finanziate

Il Central Emergency Response Fund (CERF) delle Nazioni Unite ha mobilitato la settimana scorsa ulteriori 100 milioni di dollari per promuovere le operazioni umanitarie sotto-finanziate in 11 paesi in Africa, Asia, Americhe e Medio Oriente dove è necessario portare aiuti e messi di sussistenza a oltre 204 milioni di persone vulnerabili. Le richieste di fondi per operazioni di emergenza hanno raggiunto quest’anno 49,5 miliardi di dollari e con 17,6 miliardi di dollari ricevuti finora, il divario è di quasi 32 miliardi, il più ampio mai raggiunto. Questa carenza di fondi lascia milioni di famiglie senza supporto salvavita, soprattutto nei paesi colpiti da conflitti e crisi che hanno con poca attenzione internazionale.

I finanziamenti approvati dal CERF vanno a colmare parzialmente questo divario permettendo di aumentare le operazioni umanitarie in Yemen (20 milioni), Sud Sudan (14 milioni), Myanmar (10 milioni) e Nigeria (10 milioni), Bangladesh (9 milioni), Uganda (8 milioni), Venezuela (8 milioni), Mali (7 milioni), Camerun (6 milioni), Mozambico (5 milioni) e Algeria (3 milioni).

Il CERF è uno strumento di risposta alle emergenze globali gestito dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), il fondo consente un’azione umanitaria tempestiva, efficace e salvavita da parte delle agenzie delle Nazioni Unite e di altri per avviare o rafforzare la risposta alle emergenze ovunque sia necessario. Le decisioni di finanziamento per le emergenze sotto-finanziate si basano su un’analisi dettagliata di oltre 90 indicatori umanitari e su un’ampia consultazione con le parti interessate. Il CERF ha un obiettivo di finanziamento annuale di circa 1 miliardo di dollari; con questo finanziamento aggiuntivo, ha stanziato quest’anno la cifra record di 250 milioni di dollari attraverso il suo strumento per le emergenze sotto-finanziate.

Un sistema, quello dell’umanitario, cresciuto come mai negli ultimi anni. La cosiddetta assistenza umanitaria internazionale (IHA) ha raggiunto una cifra stimata di 31,3 miliardi di dollari nel 2021, quasi il doppio rispetto a dieci anni prima. Tuttavia, i finanziamenti si sono stabilizzati negli ultimi quattro anni, poiché gli aumenti di alcuni donatori hanno compensato i tagli di altri e i finanziamenti per la risposta alla pandemia di COVID-19 hanno compensato i cali di altri contributi.

Il finanziamento totale per l’assistenza umanitaria internazionale nel 2021 è stato quasi il doppio rispetto a dieci anni prima, ma si è sostanzialmente stabilizzato nei quattro anni tra il 2018 e il 2021. Secondo quanto riportato dal recente studio “The State of the Humanitarian System” realizzato da ALNAP, sebbene il sistema sia cresciuto, rimane concentrato finanziariamente. Nonostante le intenzioni di diversificare la base di finanziamento, quasi la metà dell’IHA ha continuato a provenire da soli cinque donatori durante il periodo di studio. Prima del 2021, circa un terzo proveniva dai soli Stati Uniti. C’è stata anche volatilità tra i principali donatori nel periodo: il Giappone ha aumentato i suoi aiuti, il Regno Unito ha tagliato il suo contributo di quasi 1 miliardo di dollari; si sono registrati cali significativi anche da Arabia ed Emirati Arabi Uniti.

La maggior parte degli aiuti continua a fluire in primo luogo verso le agenzie delle Nazioni Unite: una media costante del 56% da donatori governativi tra il 2012 e il 2021. Negli ultimi quattro anni, quasi la metà degli aiuti umanitari diretti alle organizzazioni è andata a sole tre agenzie delle Nazioni Unite: il Programma alimentare mondiale (WFP), l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF).

I fondi vengono spesso trasferiti ai partner esecutivi, ma ci sono dati limitati su come i fondi fluiscono attraverso il sistema dal donatore al destinatario finale. Questa concentrazione nel finanziamento smentisce la crescita e la diversità degli attori all’interno del sistema. Il numero delle ONG internazionali (INGO) è aumentato di un quinto e le ONG locali e nazionali (L/NNGO) di un terzo.

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