Salute e diritti sessuali e riproduttivi: l’UE non deve perdere la sua leadership globale
L’Unione Europea è il principale donatore mondiale di aiuti allo sviluppo: insieme ai suoi Stati membri, eroga oltre il 40% dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo globale. Le sue istituzioni contribuiscono da sole per il 10-12% del totale. Eppure, su uno dei temi più delicati e strategici dell’agenda internazionale — la salute e i diritti sessuali e riproduttivi (SRHR) — l’Europa stenta a trasformare la sua leadership politica in investimenti adeguati. È questo il messaggio centrale di un policy paper recente curato da AIDOS, che analizza il posizionamento dell’UE sul tema e offre raccomandazioni concrete in vista del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034.
Una leadership normativa forte, ma con i piedi d’argilla
Sul piano delle politiche, l’Unione Europea ha costruito negli anni un sistema coerente e ambizioso. La Strategia globale dell’UE per la salute (2022-2030), il Terzo Piano d’azione per la parità di genere (2022-2027), il Piano d’azione per i giovani e quello per i diritti umani e la democrazia riconoscono tutti la SRHR come priorità trasversale che connette salute, uguaglianza di genere, empowerment giovanile e diritti fondamentali. A livello operativo, lo strumento finanziario NDICI-Global Europe — dotato di 79,5 miliardi di euro per il periodo 2021-2027 — include esplicitamente la SRHR nella propria base giuridica.
Il quadro normativo, insomma, c’è. Il problema è che i fondi non seguono gli impegni. Ogni anno le istituzioni UE stanno allocando tra 75 e 150 milioni di euro per la SRHR e la pianificazione familiare: nel 2024 si è arrivati a 150 milioni. Una cifra che sembra significativa, ma che rappresenta meno dell’1% delle risorse totali NDICI-Global Europe per il settennio 2021-2027. E che mostra una volatilità preoccupante: da 240 milioni di euro nel 2022 si è scesi a 138 milioni nel 2023, per risalire l’anno successivo. Non esattamente il profilo di un impegno stabile e programmabile.
Cosa fa l’UE sul campo
Dietro i numeri ci sono però programmi concreti e risultati reali, che vale la pena conoscere. Uno degli impegni più significativi è la partnership con l’UNFPA per le forniture: l’UE ha stanziato 45 milioni di euro per il ciclo 2022-2026, diventando uno dei principali sostenitori di questo meccanismo che garantisce l’accesso a contraccettivi, prodotti per la salute materna e forniture per la salute riproduttiva nei paesi a basso e medio reddito.
Sul fronte umanitario, l’UE si distingue con stanziamenti annuali superiori a 2 miliardi di euro e integrando sistematicamente la SRHR nelle risposte alle emergenze tra 30 e 40 milioni di euro ai servizi per la salute sessuale, riproduttiva, materna e neonatale in contesti di crisi. In aree come il Sudan e i territori palestinesi occupati, i programmi finanziati dall’UE e attuati da UNFPA e International Rescue Committee hanno garantito la continuità di servizi essenziali — cure ostetriche d’emergenza, contraccezione, supporto alle vittime di violenza di genere — anche nelle condizioni più difficili, colmando spesso i vuoti lasciati da altri donatori paralizzati da vincoli politici.
Nell’ambito del Global Gateway è attiva la “Team Europe Initiative per la SRHR in Africa”, con 60 milioni di euro stanziati per il periodo 2023-2027. Il programma fiore all’occhiello è SafeBirth Africa, attuato con UNFPA e Unitaid, che dimostra come sia possibile coordinare diversi attori e ridurre la frammentazione degli interventi.
Poche risorse e pressioni geopolitiche
Il paper non si limita a celebrare i risultati. Identifica con chiarezza tre ordini di problemi strutturali che rischiano di erodere il ruolo dell’Europa in questo settore.
- Il sotto-investimento è cronico. Meno dell’1% dell’APS dell’UE va alla SRHR, con solo lo 0,2-0,4% destinato specificatamente alla pianificazione familiare. La revisione di medio termine dell’NDICI ha già ridotto le risorse disponibili di ulteriori 2 miliardi di euro.
- L’attuazione è disomogenea. La priorità attribuita alla SRHR varia significativamente tra le diverse delegazioni UE e i programmi nei paesi partner.
- Le pressioni geopolitiche crescono. Il prossimo ciclo del Global Europe sarà sempre più orientato da priorità legate alla difesa, alla sicurezza energetica, alla gestione dei flussi migratori e alla competitività economica. In questo scenario, i settori sociali — uguaglianza di genere e SRHR in primis — rischiano di essere marginalizzati rispetto agli obiettivi economici e strategici.
A tutto questo si aggiunge un elemento di contesto che il paper descrive: il recinto politico attorno alla SRHR è sempre più conteso. Le reti anti-scelta — meglio organizzate e meglio finanziate rispetto al passato, spesso con connessioni transnazionali e di matrice religiosa — aumentano la loro influenza nei dibattiti pubblici e nelle politiche nazionali. In un momento di riduzione generalizzata dei finanziamenti, questa dinamica espone i paesi partner al rischio di rivolgersi a fonti di finanziamento alternative che potrebbero imporre condizioni incompatibili con un approccio basato sui diritti.
Le raccomandazioni per il prossimo QFP
Il paper si chiude con sette indicazioni concrete per come l’UE dovrebbe impostare il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 in materia di SRHR.
- Rafforzare il quadro basato sui diritti.
- Garantire finanziamenti prevedibili e programmabili
- Mantenere un doppio approccio: mainstreaming e finanziamenti mirati
- Sviluppare Team Europe come piattaforma di coordinamento
- Integrare la SRHR nelle strategie di investimento del Global Gateway
- Promuovere finanza mista, ma con limiti chiari
- Rafforzare il nesso tra umanitario e sviluppo