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Nuovo Horizon Europe 2028-2034, cosa cambia per ricercatori e ONG

A fine giugno scorso il Consiglio dell'Unione Europea ha raggiunto un accordo sulla sua posizione negoziale parziale sul nuovo Horizon Europe 2028-2034, il decimo programma quadro europeo per la ricerca e l'innovazione. È il segnale che i negoziati sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) stanno entrando in una fase più concreta, anche se la parola "parziale" nell'accordo non è casuale: le questioni finanziarie — a partire dal budget complessivo — restano aperte e saranno definite nell'ambito dei negoziati generali sull'MFF. Un accordo definitivo entro fine 2026 consentirebbe di adottare le normative nel 2027 e garantire la continuità dei finanziamenti a partire dal gennaio 2028.

Una struttura a quattro pilastri confermata e rafforzata

Il nuovo Horizon Europe mantiene la struttura a quattro pilastri già sperimentata nel ciclo 2021-2027, con alcune novità significative in ciascuno di essi.

Il Pilastro I — Scienza d'eccellenza vede aggiustamenti nella governance del Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) e introduce un focus esplicito sui ricercatori alle prime fasi di carriera — un segnale che si vuole investire sulla prossima generazione scientifica europea, non solo sulle eccellenze già consolidate.

Il Pilastro II — Competitività e Società mantiene l'equilibrio tra ricerca bottom-up e priorità di policy, e introduce un processo più chiaro di coinvolgimento degli Stati membri nella definizione delle priorità, in particolare per i partenariati europei. La componente "società" — quella che storicamente ha incluso ricerca su diritti umani, migrazioni, democrazia, coesione sociale — viene dettagliata ulteriormente, anche se il suo peso specifico dipenderà dalle scelte di programmazione che verranno fatte nei bandi specifici.

Il Pilastro III — Innovazione espande il ruolo del Consiglio Europeo dell'Innovazione (EIC) e introduce una novità rilevante: il supporto a innovazioni dual-use e applicazioni di difesa. È un cambiamento politicamente significativo che riflette il nuovo clima europeo post-2022, in cui il confine tra ricerca civile e sicurezza si assottiglia progressivamente.

Il Pilastro IV — Spazio Europeo della Ricerca rafforza il ruolo del Consiglio nella co-definizione delle aree di supporto alle infrastrutture e sviluppa ulteriormente le misure di "widening" — quelle destinate ai Paesi membri che storicamente partecipano meno ai programmi europei di ricerca.

La grande novità: gli Stati membri al comando della governance

La novità più strutturale dell'accordo del Consiglio riguarda la governance del programma. Il modello proposto rafforza significativamente il ruolo del Consiglio e degli Stati membri nella definizione delle priorità strategiche di Horizon Europe. Non si tratta solo di un aggiustamento procedurale: è un cambio di equilibrio tra la logica bottom-up dell'eccellenza scientifica — che ha storicamente guidato Horizon — e una logica più top-down di indirizzo politico europeo.

La tensione tra queste due logiche è nota a chi lavora nella ricerca applicata: quando gli Stati guidano le priorità, tende a prevalere la dimensione della competitività economica e della sicurezza strategica rispetto alla ricerca indipendente su temi sociali, ambientali e umanitari. Il testo dell'accordo cerca di bilanciare questa tensione con la clausola che Horizon Europa deve mantenere la sua "natura autoportante e orientata all'eccellenza", ma è una garanzia la cui tenuta dipenderà dai negoziati successivi e dalla programmazione specifica.

I partenariati europei: più struttura, più ciclo di vita

I partenariati europei — gli strumenti attraverso cui l'UE collabora con industria, università, fondazioni e associazioni su sfide specifiche — vengono rafforzati nella loro struttura. Il Consiglio e i suoi organi consultivi avranno un ruolo più forte nell'identificare le aree prioritarie e nell'orientare la direzione strategica. Viene introdotto un approccio più esplicito al ciclo di vita dei partenariati: creazione, monitoraggio, valutazione e chiusura progressiva. Una scelta che punta a rendere i partenariati meno aperti a rinnovi automatici e più orientati all'impatto dimostrabile.

Per le ONG e le organizzazioni della società civile — che partecipano ai partenariati europei in diversi settori — questa evoluzione è rilevante: l'accesso dipenderà sempre più dalla capacità di dimostrare valore aggiunto specifico e impatto misurabile.

Semplificazione: meno burocrazia per chi partecipa

Su un punto la risposta ai feedback di chi ha partecipato a Horizon negli anni passati è chiara: si vuole semplificare. Le misure previste includono opzioni di costo semplificate per le azioni Marie Skłodowska-Curie (MSCA); uso più ampio del finanziamento a somma fissa (lump-sum), che riduce la rendicontazione analitica dei costi; riduzione dei requisiti di rendicontazione; semplificazione del rimborso dei costi del personale attraverso costi unitari standardizzati. Misure tecniche, ma con impatto concreto sulla praticabilità della partecipazione per enti di piccole e medie dimensioni.

Il collegamento con il Fondo per la Competitività Europea

Una delle scelte architetturali più rilevanti è il collegamento esplicito tra Horizon Europe e il nuovo Fondo Europeo per la Competitività (ECF). I due strumenti sono pensati per coprire l'intero percorso di un investimento — dalla ricerca di base al deployment sul mercato — in modo integrato. Horizon copre la fase early-stage, l'ECF la fase di scaling. Sulla carta è una logica di filiera convincente; nella pratica, il rischio è che la prossimità con la competitività industriale spinga Horizon verso tematiche più vicine al mercato e lontane dalla ricerca fondamentale e dalle sfide sociali globali.

Per le organizzazioni che lavorano nella cooperazione internazionale e nella sostenibilità, Horizon Europe resta uno dei principali canali di finanziamento europeo per la ricerca applicata su temi come sicurezza alimentare, clima, salute globale, sistemi energetici nei Paesi in via di sviluppo e governance. L'esito dei negoziati sul budget — ancora aperto — determinerà quante risorse reali saranno disponibili per questi temi. Le novità sulla governance e sul rafforzamento del ruolo degli Stati nelle priorità rendono ancora più importante il lavoro di advocacy per garantire che i temi dello sviluppo sostenibile globale mantengano un peso adeguato nella programmazione dei bandi 2028-2034.





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