Horizon Europe attrae nuovi partecipanti, ma li finanzia poco
La Direzione Generale per la Ricerca e l'Innovazione della Commissione europea ha pubblicato nel 2026 un'analisi dettagliata sulla partecipazione dei newcomers — le organizzazioni che si affacciano per la prima volta al programma Horizon Europe — confrontandola con le tendenze registrate nel precedente ciclo Horizon 2020. I risultati fotografano un programma che continua ad attrarre nuovi attori, ma che fatica a fidelizzarli e nel quale i finanziamenti restano fortemente concentrati tra i partecipanti già esperti.
Chi sono i newcomers e quanto pesano
Secondo i dati aggiornati a dicembre 2025, i newcomers — definiti come organizzazioni che non hanno partecipato ad alcun progetto nell'ambito di Horizon 2020 — rappresentano il 55,1% delle organizzazioni distinte che hanno partecipato a Horizon Europe. Un dato apparentemente incoraggiante, che tuttavia si ridimensiona rapidamente quando si guarda alla distribuzione reale delle risorse: i newcomers hanno ottenuto solo il 18,7% delle partecipazioni totali ai progetti e appena il 13,7% del finanziamento complessivo — pari a 7,2 miliardi su 52,8 miliardi di euro totali. A fare la parte del leone sono i partecipanti di ritorno, quelli con esperienza pregressa in Horizon 2020: con il 45% degli enti partecipanti si sono aggiudicati l'86,3% dei fondi e hanno partecipato in media a 7 progetti ciascuno, contro una media di 1,3 per i newcomers.
Il confronto con Horizon 2020: il trend è in calo
Il dato più preoccupante emerge dal confronto storico. Nei primi cinque anni di Horizon 2020, i newcomers erano il 67,1% delle organizzazioni partecipanti e ricevevano il 17,2% del finanziamento. In Horizon Europe entrambe le quote sono scese rispettivamente al 55% e al 13,7%. Si tratta di una tendenza al ribasso che segnala come il programma stia diventando, nel tempo, sempre più difficile da penetrare per chi non ha già una storia consolidata nella ricerca europea finanziata dall'UE.
I nuovi arrivano ma non restano
Uno degli aspetti più critici emersi dall'analisi riguarda la capacità di trattenere i nuovi partecipanti nel tempo. L'82% dei newcomers ha partecipato a un solo progetto in tutto il ciclo di Horizon Europe. Solo il 12% ha partecipato a due progetti, e il 6% a tre o più. La sfida non è tanto attirare nuovi enti — il programma ci riesce — quanto trasformare i newcomers in partecipanti abituali. Lo dimostrano anche i dati di lungo periodo: solo il 23,2% delle organizzazioni che erano newcomers in Horizon 2020 è poi tornata a partecipare in Horizon Europe. Due programmi consecutivi, e tre quarti dei nuovi arrivati non ritornano.
Il gap si vede anche nei tassi di successo delle candidature: i partecipanti esperti presentano in media 22 domande per organizzazione, con un tasso di successo del 18,9%; i newcomers si fermano a 2 domande in media, con un tasso di successo del 15,6%. Più si partecipa, più si impara — ma per chi parte da zero, la curva di apprendimento è ripida.
Dove è più facile entrare: Pilastro II e Pilastro III
Non tutti i pilastri del programma sono ugualmente accessibili. I dati mostrano che i Pilastro II (Sfide globali e competitività industriale europea) e il Pilastro III (Europa innovativa, con EIC) sono i principali punti di ingresso per i newcomers, con rispettivamente il 49,2% e il 47% di partecipanti alla prima esperienza.
In particolare, l'EIC Accelerator — lo strumento dedicato alle startup e alle PMI ad alto potenziale — si distingue: il 76% delle aziende supportate dall'EIC Accelerator sono newcomers, e il 75% del suo finanziamento va a organizzazioni che non avevano partecipato a Horizon 2020. Un segnale positivo per le imprese innovative che si avvicinano per la prima volta al mondo europeo della R&I.
Nel Pilastro II spicca la maggiore attrattività dei cluster "verdi": Cluster 5 (Clima, Energia e Mobilità) e Cluster 6 (Cibo, Bioeconomia, Risorse naturali) registrano le quote più alte di newcomers, a conferma che le priorità ambientali del programma stanno aprendo la porta a nuovi attori.
Il caso Italia: tra i meno aperti ai nuovi
Sul fronte geografico, il rapporto rivela un quadro molto disomogeneo tra i Paesi membri. I Paesi che hanno aderito all'UE dopo il 2004 — Croatia, Malta, Slovacchia, Bulgaria, Paesi baltici — destinano ai newcomers più del 20% del loro finanziamento europeo. All'estremo opposto si trovano i grandi Paesi fondatori: l'Italia è tra quelli con la quota più bassa, con solo il 10,8% del finanziamento che va a enti alla prima partecipazione. Un dato che riflette la struttura del sistema italiano della ricerca, fortemente concentrata in enti con lunga esperienza europea.
Cosa ci dice questo studio per il futuro
Lo studio della Commissione non è solo un'analisi retrospettiva: è anche un segnale politico in vista della costruzione del prossimo programma quadro FP10 (2028-2034). La Commissione ha già avviato misure correttive, tra cui un nuovo schema Pre-Accelerator per le startup dei Paesi Widening. Ma la vera scommessa è strutturale: come rendere il programma meno impermeabile a chi non ha già reti consolidate, esperienza nella scrittura di proposte e capacità di gestione progettuale? Per le OSC italiane e le organizzazioni della cooperazione internazionale, la risposta passa spesso da un'unica direzione: costruire partenariati con enti già rodati, che fungano da porta d'accesso, e investire nella formazione alla progettazione europea prima ancora di presentare la prima domanda.