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Banca dei BRICS, una nuova governance al servizio dello sviluppo?

Negare ai BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) una quota di voto in seno al Fondo monetario internazionale (FMI) in linea con il loro peso nell’economia globale ha decisamente prodotto un rottura. I risultati si cominciano a vedere, al 6° vertice dei BRICS, tenutosi a Fortaleza, in Brasile, nel luglio del 2014, diverse questioni in sospeso rispetto alla creazione della Banca di sviluppo dei BRICS e della Contingency Reserve Arrangement (CRA) sembrano essere risolte e si parla di una operatività possibile a partire dal 2016.

 

Il vertice è stato inizialmente oscurato dall’intensa competizione tra Cina e India per aggiudicarsi la sede della banca. E’ stata perdente la proposta indiana di Nuova Delhi quando Mumbai sarebbe stata chiaramente una in posizione migliore in quanto centro finanziario internazionale. Secondo la dichiarazione di Fortaleza, la banca sarà istituita in Sud Africa ma avrà il suo quartier generale a Shanghai, consolidando ulteriormente il sogno di questa metropoli di consolidarsi come centro globale della finanza.
Ma la vittoria nell’ospitare la banca non dovrebbe essere vista come il tentativo della Cina di dominare a tutti i costi questa nuova istituzione, ecco perché:

 

  • La contribuzione iniziale e paritaria di 10 miliardi di dollari a paese assicura che nessuno sarà in possesso di potere di veto su questioni importanti così come accade di fatto con gli Stati Uniti nella Banca mondiale e nel FMI.
  • La rotazione della presidenza della banca permette ad ogni paese di proporre un proprio candidato a guidare la banca. La Cina che si è aggiudicata la sede sarà l’ultimo paese a presiedere, mentre l’India sarà il primo paese a guidare la banca.
  • Il presidente della banca è responsabile nei confronti del consiglio di amministrazione guidato da Brasile e Russia e presiederà il consiglio di amministrazione, il cui compito è quello di decidere sulle priorità strategiche. Tali misure sono azioni deliberate per assicurare che ciascuno dei paesi BRICS abbia l’opportunità di plasmare la nuova banca.
  • La Cina non vuole dominare la banca per evitare di generare e/o consolidare una certa antipatia anti-Cina all’interno e all’esterno dei paesi BRICS.
  • La condivisione con il resto dei paesi BRICS offrirà la Cina un terreno di prova nel multilateralismo.
  • Dominare la banca potrebbe anche essere per la Cina un rischio di sovrapposizione con gli obiettivi della China Development Bank, quando chiaramente la logica dietro la banca di sviluppo BRICS è di fornire il finanziamento dello sviluppo a livello multilaterale e di lavorare in aree che le banche di sviluppo nazionali non può.

 

Lo sforzo dei BRICS di rendere questo progetto un successo multilaterale è ancora più evidente nell’allocazione del capitale del CRA. Il totale delle risorse iniziali impegnate nel CRA saranno 100 miliardi di dollari, composto dai singoli impegni: Cina (41 miliardi); Brasile, India e Russia (18 miliardi ciascuno); e Sud Africa (5 miliardi).
La priorità per la banca è di concentrarsi sulla cooperazione intra-BRICS , gli Stati membri BRICS saranno i primi infatti ad accedere alle finanze della banca. Mentre la Cina cerca un maggiore ritorno sulle sue riserve estere, India, Brasile e Sud Africa potevano vedere la banca come fonte per sviluppare le loro vaste esigenze infrastrutturali e gli accordi commerciali. La Russia potrebbe consolidare ulteriormente i suoi legami con le potenze emergenti in un palcoscenico internazionale sempre più isolato.

 

La volontà e la crescente capacità dei paesi BRICS sembra fornire un esempio di “bene pubblico” al servizio dello sviluppo in un momento in cui molti negoziati globali sulla governance economica sono in difficoltà. Ora all’orizzonte di una nuova fase della governance globale, i BRICS avranno l’onere della responsabilità. Saranno loro a fornire un “bene pubblico” al servizio dello sviluppo del mondo? L’ultima grande istituzione finanziaria multilaterale di sviluppo è stata la Banca europea per lo sviluppo istituita nel 1991, lo stato del mondo è cambiato tanto da allora, forse è il momento di provare qualcosa di nuovo. Pubblicato da ODI (traduzione a cura di redazione)

 


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