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Cosa c’è che non va al UN Food System Summit delle Nazioni Unite

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha convocato un Vertice Mondiale sui Sistemi Alimentari (UN Food Systems Summit – UNFSS) che avrà luogo a New York nel settembre 2021 in concomitanza con l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e sarà preceduto da un incontro pre-Summit in Italia, a Roma, dal 19 al 21 luglio 2021. Un vertice cruciale per disegnare la rotta futura in materia di agricoltura e alimentazione davanti alle impietose stime delle stesse Nazioni Unite che vedono il numero di persone denutrite risalire a più di 820 milioni, un balzo di 60 milioni in cinque anni, quasi un quarto di tutti i bambini sotto i cinque anni soffre di arresto della crescita e 1,9 miliardi di adulti sono in sovrappeso.

Dopo le prime reazioni positive sulla necessità di un evento internazionale di peso sul tema e l’appello accorato di António Guterres perché si rimetta al centro del dibattito il nesso tra produzione alimentare e crisi climatica, il processo di preparazione del vertice è presto diventato terreno di scontro sul modello da promuovere per affrontare la crescente fame e le malattie legate all’alimentazione.

Il Summit ha generato forti reazioni critiche da parte delle organizzazioni della società civile, reti e piattaforme internazionali che seguono i temi della sicurezza e sovranità alimentare che annunciano il boicottaggio e l’organizzazione di un contro vertice. In una lettera inviata al Segretario Generale le oltre 550 organizzazioni firmatarie denunciano la cattura corporativa del summit che sarebbe stato messo nelle mani delle grandi multinazionali dell’agricoltura intensiva hi-tech.

Effettivamente la nomina dell’ex ministra dell’agricoltura ruandese Agnes Kalibata a capo dell’evento non poteva che spostare il summit verso questo mondo visto il suo ruolo di presidente dell’Alleanza per una rivoluzione verde in Africa (AGRA), finanziata dalla Gates Foundation, che è stata istituita nel 2006 e ha sostenuto l’apertura del continente alle colture ad alta tecnologia, alle varietà di sementi commerciali ad alto rendimento e in generale all’agricoltura intensiva.

Ulteriori sospetti che le grandi imprese stessero dominando l’agenda sono venuti quando il documento concettuale del vertice ha menzionato l’agricoltura di precisione, la raccolta dati e l’ingegneria genetica come importanti per affrontare la sicurezza alimentare – iniziative supportate da grandi aziende tecnologiche – ma non ha fatto menzione dell’agricoltura ecologica o del coinvolgimento dei piccoli produttori e della società civile. Non è passata inosservata neanche la partnership strategica con il World Economic Forum di Davos che viene bollata come ulteriore sbilanciamento verso gli interessi di quegli stessi attori ritenuti responsabili della crisi alimentare.

La preoccupazione sull’agenda del summit non proviene però solo dal mondo delle organizzazioni e dei movimenti contadini, l’attuale relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo, Michael Fakhri, ha lamentato il focus incentrato su scienza e tecnologia, denaro e mercati dell’evento. Un’altra voce critica è quella del suo predecessore Olivier De Schutter che chiede un congresso mondiale sull’alimentazione più inclusivo che possa mettere al centro anche l’approccio agroecologico, sostenuto da scienziati, agricoltori e società civile.

Sono proprio queste ultime le richieste che arrivano anche dal mondo della società civile italiana, da sempre fortemente impegnata su questi temi anche attraverso la partecipazione ai precedenti vertici mondiali sull’alimentazione che erano chiaramente ancorati alla FAO al contrario di questo inedito Food System Summit. Argomentazioni che verranno portate dalle OSC alle prossime riunioni del Tavolo sulle Filiere Alimentari istituito dalla DGCS per facilitare il processo di preparazione al vertice nel contesto italiano, visto che proprio a Roma si terrà il pre-summit di luglio.

Le OSC italiane coinvolte in questo percorso hanno inoltre organizzato una riunione informativa per allargare il dibattito a tutte le organizzazioni e movimenti interessati per il prossimo 26 marzo (link registrazione) e per esplorare i prossimi passi da intraprendere come società civile italiana in vista del summit.

Sempre su questi temi, in particolare quello della transizione agroecologica, è di pochi giorni fa la presentazione di una nuova iniziativa nata sempre in seno alla società civile italiana, quella più nello specifico operante nella cooperazione internazionale. Si tratta di Azione TerrÆ – una coalizione di numerose organizzazioni che ha l’obiettivo di promuovere la transizione agroecologica in Africa Occidentale nelle politiche e nei programmi di cooperazione internazionale, a partire dalla Cooperazione italiana. Non a caso l’evento di presentazione ha visto il coinvolgimento della DGCS e dell’AICS che si sono già impegnate a dialogare con le OSC per orientare in questo senso la strategia italiana con l’adozione di apposte linee guida sull’agricoltura sostenibile.


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