La community italiana della cooperazione internazionale
Vuoi ricevere ogni giorno i bandi e le news?

Vita da cooperante, costo della vita in crescita per gli espatriati

Anche quest’anno la società di consulenza globale Mercer ha pubblicato la sua classifica annuale sui costi della vita in 227 città in tutto il mondo. I dati che emergono dall’indagine sono fortemente influenzati dalla pandemia di Covid-19 e dal conflitto in Ucraina; l’inflazione galoppante e la volatilità delle valute stanno influenzando in modo negativo gli equilibri economici internazionali e di conseguenza il costo della vita in tutto il mondo. 

Hong Kong guida come sempre la classifica delle città con il costo della vita più alto nel 2022, seguita da Zurigo e Ginevra, mentre Ankara chiude l’elenco al 227° posto penalizzata dalla svalutazione della lira turca. Milano e Roma di collocano rispettivamente al 48° e 57° posto della classifica, Bruxelles al 39° posto, le prime città africana classificate sono Bangui (23° posto) e Libreville (24° posto).

Negli ultimi mesi l’inflazione e le fluttuazioni dei tassi di cambio stanno impattando in modo crescente sul potere d’acquisto degli espatriati, un trend che le aziende e le organizzazioni dovranno tenere in debito conto nella valutazione delle retribuzioni e delle indennità che vengono assegnate ai dipendenti espatriati. Se negli ultimi anni, le fluttuazioni dei tassi di cambio hanno avuto un effetto maggiore sugli indici del costo della vita rispetto all’inflazione, tranne in alcuni paesi emergenti dove si osserva un’iperinflazione. a partire dall’inizio del 2022, è l’inflazione che inizia a far sentire un impatto significativo sulle fluttuazioni degli indici del costo della vita.

Interessanti i dati sulle città africane, base operativa della stragrande maggioranza degli espatriati italiani nel settore della cooperazione allo sviluppo. Qui di lato vediamo il posizionamento delle principali metropoli del continente basato sui dati raccolti nel marzo 2022 all’inizio dell’inflazione globale causata dalla crisi Russia-Ucraina che ha portato a un’impennata dei prezzi degli idrocarburi e dei prodotti agricoli, in particolare cereali e semi oleosi. Cambiamenti significativi si notano nella classifica africana rispetto a quella delle due annate precedenti, per quest’anno è Bangui, la capitale della Repubblica Centro Africana, che si colloca al 1° posto tra le città africane più care per gli espatriati. Seguono Libreville (Gabon) al 23° posto nel mondo, Kinshasa (RDC) al 53° posto nel mondo. Nella top 10 delle città africane più costose rientrano anche Lagos (Nigeria), Luanda (Angola), Dakar (Senegal), Abidjan (Costa d’avorio) e Brazzaville (Congo). Da notare che a parte Lagos e Luanda, le capitali dei due principali paesi produttori di petrolio in Africa, tutte le altre città sono capitali di paesi francofoni.

Oltre al costo della vita, principale fattore di attrattiva di una città per espatriati, imprese e investimenti internazionali in genere, è sempre più importante la dimensione più ampia della qualità della vita. Componenti come la disponibilità di alloggi di qualità sono sempre più rilevanti oltre a fattori quali la sicurezza, l‘igiene, il rispetto per l’ambiente o gli standard di istruzione, così come la governance e le considerazioni fiscali, sono determinati nella scelta delle organizzazioni e dei singoli che si stabiliscono all’estero per lavoro. 

Non a caso l’indagine di Mercer valuta il costo di più di 200 beni e servizi tenendo conto delle fluttuazioni valutarie, l’inflazione dei costi e la volatilità dei prezzi delle abitazioni per determinare il suo indice globale eco-city (rapporto tra costo della vita e qualità della vita nelle città del mondo).

I rank più alti sono assegnati prevalentemente alle città europee e americane dove risiedono gli HQ di molte organizzazioni e ONG  internazionali come Vienna, Parigi, Amsterdam, Zurigo, Copenaghen. Valori tra i più bassi in classifica invece per le città dove hanno sede la maggior parte delle organizzazioni che operano sul campo come Kinshasa, Lagos, Harare, Nairobi, Maputo e Dakar. A penalizzare il posizionamento di queste metropoli africane è la valutazione sulla sicurezza e la disponibilità di servizi di qualità a costo adeguato, in primis istruzione e sanità.


Leggi anche



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *