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La Teoria del Cambiamento dal 2017 a oggi, cosa è cambiato?

Nella primavera del 2017, con il gruppo di studio e ricerca del ChangeLab, abbiamo realizzato un sondaggio tra i lettori di Info Cooperazione per saggiare il terreno rispetto alla Teoria del Cambiamento (Theory of Change – ToC da qui in avanti), un approccio alla cooperazione internazionale a quei tempi tutto sommato ancora innovativo nel nostro paese. Poco meno di un mese fa, in occasione della pubblicazione in inglese della guida “Progettare con la Teoria del Cambiamento”, ci siamo chiesti se e cosa fosse cambiato da allora e abbiamo chiesto di nuovo la vostra collaborazione per aggiornare la nostra ricerca, replicando alcune domande di quel primo questionario, ma provando anche ad andare oltre. L’idea che ci ha guidato, anche grazie all’esperienza diretta di alcuni membri del nostro team, è che nel frattempo la ToC non solo sia molto più familiare al pubblico nostrano degli operatori, ma sia stata anche applicata in diverse realtà e Paesi con cui la nostra cooperazione lavora e che sia, quindi, già possibile fare un primo bilancio.

Quanto conosci la ToC?

Dei 111 lettori che hanno partecipato alla ricerca, alla domanda “Cosa sai della Teoria del Cambiamento?”, le risposte hanno mostrato un netto aumento di coloro che dichiarano di conoscerla abbastanza (si è passati dal 48,3% del 2017 al 65,5% del 2022) e una corrispondente riduzione significativa di coloro che affermano di conoscerla poco o per nulla (questi ultimi scesi dal 9% all’1,8%).

La maggior parte della conoscenza sulla ToC attualmente proviene da fonti differenziate e tutte più o meno dello stesso peso. Rispetto al 2017, si registra un notevole aumento delle offerte formative che trattano l’argomento (che si riflette nell’aumento di questa voce dal 17,4% al 48,2% quale fonte). Interessante anche la conferma della diffusione della guida di ChangeLab citata a inizio articolo (10.000 download hanno evidentemente inciso in qualche modo) e l’ingresso del settore consulenziale fra gli attori.

Come viene valutata la ToC nel complesso e perché

Nel 2017 le persone che avevano indicato “da approfondire” erano il 67,4%, mentre coloro che lo giudicavano assolutamente indispensabile erano il 32,6%. Possiamo leggere questa differenza probabilmente come un segnale del fatto che una complessiva maggiore conoscenza e utilizzo (si veda anche, a conferma, la domanda seguente) abbiano consolidato un giudizio positivo sulla ToC. Fatto per nulla scontato, peraltro.

In forte crescita rispetto a cinque anni fa anche il numero di persone/organizzazioni che avevano applicato la ToC, si passa da 56,2% dei rispondenti, al 71,2%.

A chi ha già avuto esperienza di lavoro con la ToC abbiamo voluto chiedere di descriverci i vantaggi di questa scelta, dando la possibilità di selezionare più alternative contemporaneamente. La stragrande maggioranza (64,1%) ha indicato “Maggiore forza nel concentrare le risorse dell’organizzazione sui risultati identificati come prioritari a livello di outcome”. Al secondo posto troviamo “Identità più chiara e condivisa da tutti i livelli organizzativi intorno a mission e priorità strategiche” (44,9%) e al terzo (34,6%) “Maggiore facilità nel comunicare come stiamo cambiando le cose nelle comunità nelle quali interveniamo (sul sito, nei Bilanci Sociali, nei comunicati stampa ecc.)”.

Con quali risorse avete realizzato la ToC?

Oggi, come cinque anni fa, lo sviluppo della ToC è stato realizzato principalmente con risorse interne nell’83,5% circa dei casi e i costi maggiori, nella stragrande maggioranza delle risposte, sono stati coperti da fondi propri (72,2%) e, in misura significativamente minore, da donors istituzionali (30,6%) e privati (5,6%).

In crescita le organizzazioni che vogliono utilizzare la ToC

Interessanti anche le risposte relativamente a cosa consiglierebbero a chi si appresta a sviluppare una propria ToC. Queste quattro opzioni sono state selezionate da più della metà dei rispondenti:

  • Coinvolgere nel processo tutta l’organizzazione (tutti i livelli della governance in Italia e all’estero)
  • Farsi accompagnare nello sviluppo della Toc da facilitatori/consulenti professionali e neutrali
  • Cogliere l’occasione per sviluppare un sistema di monitoraggio e valutazione a livello di outcome
  • Investire in formazione e capacity building sulla gestione dell’intero ciclo dell’impatto

In questi cinque anni è cresciuto anche l’interesse e la propensione a usare la ToC all’interno della propria organizzazione: si passa dal 61% al 71,9%. Le principali motivazioni che spingono ad utilizzare la ToC sono: l’investimento nella gestione dell’impatto (52,2%), la volontà di elaborare una nuova programmazione strategica (43,5%) e il desiderio di rafforzare la comunicazione (21,7%), risposta quest’ultima che dimostra un’attenzione crescente del valore della ToC come processo identitario e di posizionamento.

C’è chi dice no

I pochi rispondenti del sondaggio che si dichiarano disinteressati e non hanno intenzione di sviluppare la ToC nemmeno in futuro (25%), giustificano la propria risposta nel modo seguente:

  • La mia organizzazione non ha risorse umane ed economiche sufficienti
  • La mia organizzazione non ha interesse a investire in programmazione e valutazione
  • Preferisco utilizzare approcci diversi per gestire l’impatto dell’organizzazione

Quale bilancio dopo cinque anni

Le risposte al questionario confermano una tendenza ormai consolidata e in crescita. La ToC è sempre più conosciuta e applicata, con chiarezza dei vantaggi sia dal punto di vista strategico, organizzativo e di impatto che di comunicazione e posizionamento. Così come sono più chiari i punti di attenzione per renderla un processo veramente efficace e strutturale. Altrettanto significativo, e nella stessa direzione, che nessuno abbia definito la ToC “una moda del nostro settore che tra qualche anno cambierà”. Non è un caso, del resto, che i principali finanziatori nazionali e internazionali stiano anch’essi da tempo spingendo nella stessa direzione, compresa l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. La notizia è certamente positiva, visto che, dopo anni di tendenza al “progettificio”, si stanno sperimentando approcci innovativi e interessanti per:

  • rimettere al centro la nostra visione di cambiamento, trasformativa, di medio-lungo periodo;
  • co-programmare in modo realmente partecipato e contestualizzato prima di frammentare le risorse in mille rivoli;
  • porre le basi per un impatto realmente consistente, evidente e duraturo;
  • mettersi nelle condizioni di apprendere continuamente dal proprio lavoro.

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