Il Global Europe rischia tagli fino al 40%: perché la cooperazione non può essere il prezzo del compromesso
Mentre i negoziati sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034 entrano nella fase più delicata, un fronte crescente di organizzazioni della società civile, eurodeputati e governi si mobilita per scongiurare quello che potrebbe diventare il taglio più drastico agli aiuti allo sviluppo dell'Unione europea degli ultimi decenni. Al centro della disputa c'è il programma "Global Europe" — la principale voce del bilancio UE dedicata all'azione esterna, alla cooperazione internazionale e allo sviluppo — che secondo alcune simulazioni interne alla Commissione europea potrebbe essere ridotto fino al 40% rispetto alla proposta iniziale.
Il quadro attuale: i tagli sono già in corso
Prima ancora di discutere il futuro, vale la pena guardare il presente. I dati preliminari sull'Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) del 2025 raccontano una storia preoccupante: 17 Stati membri dell'UE hanno ridotto i propri contributi all'APS nel corso dell'anno, con un calo medio del 9,9%. Nello stesso periodo, le istituzioni europee — Commissione e Fondo europeo di sviluppo inclusi — hanno tagliato il proprio APS del 13,8%, il ribasso più brusco in un decennio. Per la prima volta da anni, governi nazionali e istituzioni europee stanno tagliando contemporaneamente, senza che i secondi compensino i primi come avvenuto in passato.
A questo si aggiunge un dato strutturale allarmante: solo il 14% dei contributi a fondo perduto degli Stati membri dell'UE nel 2024 ha raggiunto i Paesi Meno Sviluppati (LDC), quelli che ne avrebbero più bisogno.
La proposta della Commissione e il rischio di tagli al 40%
La Commissione europea ha proposto per il QFP 2028-2034 uno stanziamento di 200 miliardi di euro per la rubrica "Global Europe", che include Global Gateway, cooperazione allo sviluppo, azione esterna e una riserva da 15 miliardi per le emergenze globali. Sulla carta, si tratta di un aumento significativo rispetto agli attuali 98,4 miliardi del QFP 2021-2027. Ma questo confronto, avverte Concord Europe e altri osservatori, è fuorviante: non tiene conto né dell'inflazione né dell'accorpamento di programmi precedentemente separati.
Il negobox presentato dalla presidenza cipriota del Consiglio ha già proposto una prima riduzione, portando Global Europe a 182,5 miliardi (da 190 miliardi della proposta della Commissione), con lo strumento principale che scenderebbe a 169,5 miliardi. Ma la pressione di alcuni governi nazionali — che preferiscono proteggere spese interne come agricoltura, coesione e difesa — rischia di spingere i tagli molto più in profondità.
Diversi capitali hanno già fatto sapere che considerano Global Europe la "easy target" nei negoziati: più facile da tagliare politicamente rispetto ai fondi strutturali o alle politiche agricole comuni. La Commissione europea ha condotto simulazioni interne su tagli fino al 40%: uno scenario che, se si materializzasse, azzererebbe di fatto il reale aumento previsto, lasciando ben poco margine per rispondere alle crisi globali.
"È un tradimento dei valori europei"
La reazione della comunità internazionale non si è fatta attendere. Barry Andrews, presidente della Commissione Sviluppo del Parlamento europeo, ha definito l'ipotesi di tagli del 40% "allarmante" e ha usato parole durissime: "Tagli drastici sarebbero un tradimento di tutto ciò per cui l'UE sta nel mondo, e non farebbero altro che imitare l'ideologia miope dietro i tagli USAID di Trump, che hanno già avuto un impatto devastante."
Andrews ha ricordato che il Parlamento europeo deve dare il proprio consenso al bilancio pluriennale — e che in passato ha già posto il veto. "I deputati europei non si faranno intimidire. Il Parlamento ha posto il veto all'accordo di bilancio dei governi nazionali durante l'ultima Presidenza irlandese del Consiglio, e dobbiamo essere pronti a farlo di nuovo."
Quaranta grandi organizzazioni della società civile europea — tra cui Save the Children, Oxfam, Plan International, WWF, IRC e ONE — hanno firmato una lettera aperta ai ministri dello Sviluppo dell'UE, chiedendo di mantenere Global Europe ad almeno il 10,8% del totale del QFP. Il messaggio è diretto: "Global Europe non può essere trattato come una linea di bilancio residuale. È un investimento strategico."
Tre argomenti contro i tagli
La lettera delle 40 OSC smonta punto per punto la logica dei tagli, con tre argomenti precisi. Il primo è tecnico: il confronto con il QFP precedente è falsato, perché non considera l'inflazione né il fatto che diversi programmi sono stati accorpati. Un taglio del 40% significherebbe nella pratica azzerare la crescita reale, privando l'UE della capacità di rispondere a crisi come epidemie, alluvioni o conflitti armati.
Il secondo è strategico: l'azione esterna è lo strumento principale dell'UE per gestire conflitti, crisi climatiche, debito crescente e disuguaglianze nei paesi partner. Ma non solo: costruire mercati stabili, formare forze lavoro qualificate e creare catene di approvvigionamento resilienti nei paesi in via di sviluppo è nell'interesse diretto dell'economia europea. "Una comunità globale più forte e più equa è nell'interesse di ogni cittadino, europeo o no."
Il terzo è economico: ogni euro investito in cooperazione allo sviluppo genera rendimenti misurabili. Ogni euro di assistenza allo sviluppo delle istituzioni UE verso i paesi africani è associato a circa 6,80 euro di esportazioni europee aggiuntive verso quegli stessi paesi. E ogni dollaro speso oggi in stabilità politica e crescita può evitare costi futuri fino a 100 volte superiori.
La posizione italiana e il Piano Mattei
Il dibattito ha un'eco particolare per l'Italia. Concord Italia ha annunciato una lettera al governo italiano per chiedere di difendere il budget europeo per la cooperazione, sottolineando una contraddizione che rischia di passare inosservata: "Il Piano Mattei si fonda sulla cooperazione allo sviluppo, sulla mobilitazione di investimenti e sulla costruzione di partenariati non predatori di lungo periodo con i Paesi africani. La sua evoluzione è strettamente collegata alla collaborazione con l'Unione europea e con un Global Gateway equo" ha dichiarato il presidente Nicola Morganti.
Detto altrimenti: da un lato si chiede all'Europa di rafforzare la propria presenza strategica in Africa; dall'altro si vorrebbero ridurre le risorse europee necessarie per trasformare quelle ambizioni in programmi concreti. Un cortocircuito che rende la posizione italiana nei negoziati sul QFP particolarmente delicata, e strategicamente rilevante. Recentemente il nostro paese si sta spendendo fortemente per scongiurare i tagli al settore agricolo e ai fondi strutturali insieme a Spagna e Polonia in aperta contrapposizione alla posizione della Germania nei negoziati.
Cosa succederà ora
Il dossier è in piena ebollizione. La presidenza irlandese del Consiglio dell'UE sta raccogliendo le posizioni dei governi in vista del prossimo negobox, che ridisegnerà i contorni del bilancio europeo per sette anni. Diciassette governi hanno già firmato una lettera per proteggere i fondi agricoli e strutturali, mentre la Germania guida un campo favorevole a tagli trasversali. Nel mezzo, Global Europe rischia di pagare il prezzo di un compromesso al ribasso.
Per le organizzazioni della cooperazione internazionale, questo è un momento politicamente cruciale. Influenzare le posizioni dei propri governi nazionali — prima che le negoziazioni si chiudano — è l'unica finestra disponibile per evitare che il prossimo decennio di cooperazione europea parta con risorse gravemente insufficienti rispetto alle sfide globali che ci aspettano.