Otto per mille statale in cifre nella relazione al Parlamento
La relazione recentemente presentata al Parlamento sull’otto per mille dell’IRPEF a gestione statale restituisce un quadro completo su come funziona questo meccanismo e su dove finisce davvero il denaro dei contribuenti. Introdotto nel 1985 per ridefinire i rapporti finanziari tra Stato e Chiesa cattolica è diventato successivamente un sistema plurale: la quota si suddivide tra confessioni religiose e Stato, e quest’ultimo destina le risorse a sei categorie: contrasto alla fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati e minori stranieri non accompagnati, conservazione dei beni culturali, edilizia scolastica, prevenzione e recupero dalle dipendenze patologiche (introdotta nel 2023).
Un aspetto cruciale, spesso sottovalutato: la quota che arriva effettivamente alla Presidenza del Consiglio è solo circa il 60% di quella teoricamente spettante allo Stato. Il resto viene trattenuto dal Ministero dell’Economia per effetto di disposizioni legislative succedutesi tra il 2004 e il 2017 — spending review, tagli lineari, coperture di spese statali. Nel 2024, su 340 milioni teoricamente disponibili, ne sono stati effettivamente trasferiti 202,4 milioni. La Corte dei conti ha più volte definito questa situazione «contraria ai principi di lealtà e di buona fede» nei confronti dei contribuenti che hanno scelto di destinare la propria quota allo Stato.
La cooperazione internazionale: il 20% fisso all’AICS
Prima ancora che i fondi vengano suddivisi tra le categorie, la legge prevede che il 20% della quota “non espressa” — quella dei contribuenti che hanno scelto lo Stato senza indicare una categoria specifica — venga trasferita all’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS). Nel 2024 si è trattato di circa 14,7 milioni di euro; nel 2025 di 16 milioni; per il 2026 sono previsti 11,7 milioni.
La ripartizione 2024: 130 progetti, 463 candidature
Per l’annualità 2024, su una dotazione complessiva di 196,4 milioni di euro, sono stati selezionati 130 progetti finanziabili su 463 candidature presentate — un incremento del 22,6% rispetto all’anno precedente. L’importo complessivo finanziato supera i 77 milioni di euro, cui si aggiungeranno circa 60 milioni di fondi residui non assegnati che saranno destinati successivamente dal Consiglio dei ministri.
La categoria che assorbe la quota maggiore è, ancora una volta, l’edilizia scolastica: 59,1 milioni di euro, assegnati direttamente al Ministero dell’Istruzione per rendere le scuole più sicure, efficienti e antisismiche. Seguono le calamità naturali con 24,6 milioni distribuiti tra 22 progetti, e i beni culturali con 24 milioni interamente assegnati a 30 interventi di restauro e conservazione — su 116 domande pervenute, il settore più affollato in assoluto.
Fame nel mondo e Assistenza ai rifugiati: troppi fondi inutilizzati
Il dato più preoccupante per la comunità della cooperazione riguarda proprio la categoria che più ci riguarda. Sono stati presentati 111 progetti per il contrasto alla fame nel mondo, ma solo 31 sono stati giudicati idonei e finanziati, per un totale di appena 9,4 milioni di euro. Ciò significa che oltre 9,8 milioni — quasi la metà della dotazione disponibile (19,2 milioni) — è rimasta inutilizzata e dovrà essere riallocata dal Consiglio dei ministri. La tendenza dei contribuenti, in realtà, va nella direzione opposta: dal 7,6% delle preferenze espresse nel 2019 si è saliti al 10% nel 2023. In termini assoluti, i contribuenti che hanno indicato “fame nel mondo” sono passati da 287.599 a 474.218 nell’arco di cinque anni.
Ancora più critica la situazione per i rifugiati e i minori stranieri non accompagnati. A fronte di una dotazione teorica di 9,6 milioni di euro, sono stati finanziati solo 15 progetti su 85 presentati, per un totale di appena 1,8 milioni di euro. Restano dunque inutilizzati 7,7 milioni — più dell’80% della dotazione — che potrà essere riallocata dal Consiglio dei ministri.
Dipendenze patologiche: la nuova categoria già con 17,2 milioni
La novità più significativa dell’annualità 2024 è la piena entrata in campo della categoria “recupero dalle tossicodipendenze e altre dipendenze patologiche”. Il Governo ha indirizzato risorse significative su questo fronte: 32 progetti finanziati per 17,2 milioni di euro. Dal 2027, con i dati delle dichiarazioni dei redditi 2024, sarà per la prima volta selezionabile direttamente dai contribuenti.
Il quadro 2025 e 2026
Per il 2025, la dotazione complessiva sale a 239,2 milioni. La categoria fame nel mondo riceve 24,2 milioni iniziali, calamità naturali 28,7 milioni, edilizia scolastica 70 milioni, beni culturali 22,4 milioni, assistenza ai rifugiati 13,8 milioni. Per il 2025 sono state presentate 279 domande entro il 30 settembre (solo 37 per la fame nel mondo, 65 per calamità naturali, 83 per beni culturali, 47 per assistenza ai rifugiati, 47 per dipendenze patologiche). Le bassisime percentuali di approvazione dello scorso anno devono aver scoraggiato molte organizzazioni a presentare nuovi progetti (da 111 a 37 proposte per la fame nel mondo, da 85 a 47 per assistenza ai rifugiati) L’istruttoria è in corso, a breve dovrebbero essere trasmessi al parlamento gli schemi di decreto di ripartizione.
Per il 2026, la dotazione provvisoria è di 200 milioni, in attesa dell’assestamento di bilancio atteso entro ottobre. Colpisce l’impennata delle preferenze per le calamità naturali (21,35%, con 42,7 milioni), verosimilmente riflesso degli eventi meteorologici estremi degli ultimi anni. La fame nel mondo si attesta all’8,91% (17,8 milioni).
Il dato che più fa riflettere è quello sull’utilizzo effettivo dei fondi: le risorse ci sono, la volontà dei contribuenti c’è, ma due delle categorie più direttamente legate alla solidarietà internazionale — fame nel mondo e assistenza ai rifugiati — continuano a registrare tassi di selezione molto bassi, con decine di milioni che restano ogni anno non assegnati. È un segnale che chiede risposte sull’accessibilità reale del bando, sui nuovi limiti e le restrizioni messe in campo dalla Presidenza del Consiglio che mettono a repentaglio la capacità delle organizzazioni del terzo settore di intercettare e valorizzare questi fondi.