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Le drammatiche conseguenze del taglio agli aiuti allo sviluppo

Nel 2025 l’aiuto pubblico allo sviluppo fornito dai Paesi ad alto reddito è diminuito di oltre il 23%, con un taglio complessivo di circa 43 miliardi di dollari. Secondo le stime dell’Istituto di Salute Globale di Barcellona, solo la riduzione dei fondi destinati alla lotta contro HIV e malaria avrebbe già causato quasi 700 mila morti in un anno. Se questa tendenza non verrà invertita, le vittime potrebbero superare i 9 milioni entro il 2030. È un dato allarmante che denunciamo all’indomani della pubblicazione dei dati preliminari OCSE relativi al 2025.

Per il terzo anno consecutivo assistiamo a drastici tagli agli aiuti internazionali, proprio mentre il mondo è attraversato da crisi umanitarie sempre più gravi e interconnesse. L’aiuto umanitario, in particolare, è diminuito del 35% in un solo anno, pari a 15 miliardi di dollari in meno.

I Paesi più fragili pagano il prezzo più alto: le risorse destinate ai Paesi meno sviluppati e all’Africa subsahariana si sono ridotte del 22%, pari a circa 29 miliardi di dollari. Questo indebolimento sistematico della cooperazione internazionale mina il ruolo del sistema multilaterale e alimenta un circolo vizioso di povertà, instabilità e conflitti.

"Con questi drammatici tagli per il terzo anno consecutivo, i governi dei Paesi ricchi lasciano milioni di persone nel Sud Globale senza beni e servizi essenziali per la sopravvivenza. Soprattutto nei paesi colpiti dalle più gravi crisi umanitarie in Medio Oriente e in Africa. – spiega Francesco Petrelli, nostro Portavoce e Policy advisor su finanza per lo sviluppo – In un mondo pieno di crisi e di conflitti, l’aiuto umanitario diminuisce del 35%, segnando un meno 15 miliardi di dollari nell’ultimo anno. Contemporaneamente tuti i paesi più fragili sono colpiti dai tagli: meno 22% (pari a 29 miliardi) per quelli a basso tasso di sviluppo (LDC) e per l’Africa subsahariana. Si tratta di un attacco al sistema multilaterale dell’ONU, basato sul principio del dialogo e della negoziazione, mentre si dichiara guerra non alla povertà, ma ai poveri. Un trend che oltre ad alimentare le disuguaglianze globali sta già producendo milioni di morti e un circolo vizioso di crisi, conflitti e instabilità senza fine".

La riduzione degli aiuti avviene in un contesto segnato da scelte politiche profondamente sbilanciate. Da un lato vengono cancellati o ridimensionati interventi fondamentali per la prevenzione delle pandemie, l’accesso ai vaccini e la salute globale; dall’altro aumentano in modo esponenziale le spese militari. Un esempio emblematico è rappresentato dagli Stati Uniti, che nel 2025 hanno tagliato di 29 miliardi di dollari il budget di USAID, contribuendo da soli al 75% della riduzione globale degli aiuti, mentre hanno già chiesto decine di miliardi di dollari di finanziamenti aggiuntivi per la guerra in Iran.

Anche l’Italia si inserisce in questo quadro negativo. Nel 2025 il nostro Paese ha registrato un incremento minimo dell’APS, pari a un modestissimo +0,03%, passando dallo 0,29% allo 0,30% del reddito nazionale lordo, ben lontano dall’obiettivo dello 0,70% assunto in sede ONU.

A questo si aggiunge una criticità strutturale: oltre il 20% dell’aiuto italiano complessivo resta stabilmente all’interno dei confini nazionali per coprire i costi dell’accoglienza dei rifugiati. Secondo l’OCSE, si tratta di quasi il 60% dell’aiuto bilaterale italiano, più di 1,5 miliardi di dollari, gestiti dal Ministero dell’Interno. Risorse che non diminuiscono neppure a fronte del dimezzamento degli arrivi tra il 2023 e il 2025, e che vengono sottratte agli interventi di cooperazione e lotta alla povertà nei Paesi più vulnerabili.

Siamo ben lontani da quel ruolo di riconquistato protagonismo e di riferimento per l’Africa proclamato dalla nostra Presidente del Consiglio, soprattutto in relazione al Piano Mattei. Basti pensare che nella Legge di Bilancio di quest’anno vi sono dei tagli che investono i programmi dell’Agenzia della Cooperazione Italiana (AICS) e altri ne sono previsti. Tagli che incideranno sui progetti di aiuto allo sviluppo nei Paesi più poveri dove servono azioni concrete per rispendere ai bisogni essenziali: salute, sicurezza alimentare, istruzione, crisi climatica. Non serve nascondersi dietro la folle politica dell’amministrazione americana per tagliare gli aiuti, come pure molti importanti Paesi donatori hanno fatto, ma uscire dall’ambiguità sostenendo apertamente gli organismi e i processi multilaterali di finanza per lo sviluppo e lotta alla crisi climatica, per la cancellazione del debito dei paesi poveri e il recupero di risorse chiave per gli Stati: attraverso la tassazione dei grandi patrimoni, per esempio, a partire dai 2.840 miliardi che i super ricchi hanno nascosto solo nel 2024 nei paradisi fiscali" commenta ancora Petrelli.





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