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Il futuro del trattato sulla plastica si complica

I negoziati internazionali per un trattato globale sulla plastica attraversano una nuova fase di incertezza. A preoccupare governi, ONG e osservatori internazionali è la decisione della Norvegia di rivedere i finanziamenti destinati al United Nations Environment Programme (UNEP), l’agenzia ONU che coordina il processo negoziale sul futuro accordo globale contro l’inquinamento da plastica. La revisione arriva in un momento già particolarmente delicato. Dal 2022 i Paesi stanno cercando di raggiungere un’intesa su uno strumento giuridicamente vincolante che affronti l’intero ciclo di vita della plastica, dalla produzione allo smaltimento. Tuttavia, dopo sei cicli negoziali, il processo resta bloccato e non è stato ancora raggiunto un accordo condiviso.

La Norvegia e il ruolo chiave nei negoziati

Negli ultimi anni la Norvegia è stata il principale finanziatore dell’UNEP, contribuendo con circa 12 milioni di dollari annui al fondo ambientale dell’agenzia e sostenendo ulteriori programmi dedicati alla sostenibilità e alla lotta all’inquinamento da plastica. Secondo diverse fonti, tutti gli accordi di finanziamento sarebbero temporaneamente sospesi in attesa della revisione del bilancio prevista nel 2026. Parallelamente, sarebbe stato rinviato anche un bando destinato a finanziare progetti contro l’inquinamento da plastica nei Paesi in via di sviluppo. La notizia ha generato forte preoccupazione, anche perché la Norvegia, insieme al Rwanda, guida la coalizione dei Paesi favorevoli a un trattato ambizioso e legalmente vincolante.

Un negoziato già fragile

Il percorso verso il trattato globale sulla plastica è stato segnato da continui rallentamenti. Lo scorso anno il presidente del processo negoziale si è dimesso improvvisamente, dopo una sessione conclusa senza progressi significativi. Secondo molte organizzazioni ambientaliste, il principale ostacolo resta l’opposizione di alcuni Paesi produttori di petrolio e gas, contrari a misure che possano limitare la produzione di plastica. In questo contesto, il possibile indebolimento del sostegno finanziario norvegese rischia di avere un impatto politico oltre che operativo. 

La situazione evidenzia anche le contraddizioni della politica norvegese. Da anni il Paese si presenta sulla scena internazionale come sostenitore della diplomazia climatica, della protezione ambientale e della cooperazione internazionale. Allo stesso tempo, però, il settore petrolifero e del gas resta centrale per l’economia nazionale. Solo nel 2025 le entrate petrolifere hanno raggiunto circa 52 miliardi di sterline e il governo è stato recentemente criticato per aver autorizzato la riapertura di tre giacimenti nel Mare del Nord.

Cooperazione ambientale e governance globale

Per il mondo della cooperazione internazionale e della sostenibilità ambientale, il caso apre interrogativi più ampi sulla governance globale delle crisi ecologiche. Il futuro trattato sulla plastica viene considerato uno degli accordi ambientali più importanti degli ultimi anni, ma l’incertezza sui finanziamenti mostra quanto i processi multilaterali restino vulnerabili a dinamiche politiche ed economiche nazionali, anche quando esiste un ampio consenso sulla gravità della crisi ambientale.

Nonostante le rassicurazioni ufficiali dell’UNEP e del governo norvegese, il clima di incertezza continua a preoccupare la società civile internazionale. Il rischio è che il rallentamento politico e finanziario comprometta proprio ora un negoziato decisivo per affrontare una delle principali emergenze ambientali globali: l’inquinamento da plastica.

La prossima fase dei negoziati, prevista nel 2027, sarà quindi cruciale per capire se la comunità internazionale sarà in grado di trasformare gli impegni dichiarati in un accordo realmente ambizioso e operativo.

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