ucraina sociale

Ricostruire l'Ucraina dal basso

Da oltre quattro anni, in Ucraina, una parte consistente di ciò che tiene insieme le comunità non porta il nome dello Stato, ma quello di reti diffuse di solidarietà come le Caritas, le comunità religiose, le ONG e le organizzazioni civiche locali. È un tessuto che ha sostituito, nei fatti, funzioni che in tempo di pace spetterebbero alle istituzioni pubbliche — accompagnamento psicologico, sostegno agli sfollati, mediazione tra comunità, presidio dei legami sociali nei territori sotto attacco e che oggi rivendica un posto strutturale, non emergenziale, nella ricostruzione del Paese. I numeri restituiscono la scala di questo impegno, e insieme la sua fragilità. Secondo il rapporto OCHA sulla situazione umanitaria in Ucraina (gennaio-dicembre 2025), i partner umanitari avevano raggiunto, nell’anno, 5 milioni di persone in tutta l'Ucraina con almeno una forma di assistenza — di cui 3,1 milioni tra le più vulnerabili, individuate come obiettivo prioritario dal piano di risposta spesso arrivando dove lo Stato, sotto attacco, non riusciva più ad arrivare; a fine anno erano stati raccolti 1,37 miliardi di dollari sui 2,63 miliardi richiesti, pari al 52% del fabbisogno e i primi mesi del 2026 non lasciano presagire un'inversione di tendenza.

 

Il Piano di risposta umanitaria 2026 dell'ONU stima ora in 10,8 milioni le persone bisognose di assistenza, con l'obiettivo di raggiungerne 4,1 milioni tra le più vulnerabili — famiglie vicino al fronte, sfollati, persone con disabilità, bambini che studiano nei rifugi — per un fabbisogno di 2,3 miliardi di dollari: un bisogno che cresce di anno in anno, mentre i fondi disponibili restano cronicamente al di sotto della metà del necessario.

Nonostante l’appuntamento annuale della Ukraine Recovery Conference (URC, Polonia 25-26 giugno 2026), sul campo, la situazione è ulteriormente peggiorata, facendosi sempre più dura e dolorosa per le comunità locali. Eppure, proprio in questo scenario così aspro, sembrano finalmente schiudersi i primi timidi spiragli di pace. Se le diplomazie si muovono, la scommessa sul domani non può più attendere: bisogna riportare al centro del dibattito uno degli asset più strategici, e più fragili, della ricostruzione: le persone.

La riflessione sul ruolo della società civile ritorna a essere una lampadina che può far luce. Ma è qui che si gioca il punto cruciale, e che questo articolo intende argomentare: attivare progetti e interventi sociali, culturali e sanitari non basta, se non si lavora insieme a creare le condizioni culturali perché le persone possano parteciparvi da protagoniste. Un conto è erogare un servizio psicologico, educativo, sanitario — a una popolazione che lo riceve; un altro è costruire, attraverso quello stesso intervento, la capacità delle persone e delle comunità di leggere la propria condizione, di esprimere una voce, di incidere sulle decisioni che le riguardano. È la differenza tra l'assistenza e l'empowerment, tra il capitale sociale come effetto collaterale positivo di un progetto ben fatto e il capitale sociale come obiettivo esplicito, politico, di ogni intervento.

La tesi che segue è semplice ma radicale: nessuna ricostruzione economica o strutturale può reggere nel tempo senza un investimento politico e pedagogico nel capitale umano e relazionale delle comunità, affinché le persone tornino ad agire la storia da protagoniste della propria rinascita e si facciano custodi della pace. La verticalità radicale è nel come.

In ogni contesto di post-emergenza, la prima fonte endogena di energia da cui la vita ricomincia è l'essere umano. Subito dopo vengono le sue relazioni e, infine, il comune senso di appartenenza che si rigenera nello stare e nel fare insieme. Per questo motivo, il processo di ricostruzione materiale e immateriale dell'Ucraina non può in alcun modo prescindere da un investimento strategico e integrato che si muova non solo del capitale, ma soprattutto nel capitale umano e sociale del Paese. Non è possibile dare per scontato che questo patrimonio sia, oggi, mentre il conflitto è ancora in corso, intonso e immediatamente disponibile per generare la funzione ambiziosa che gli spetta: essere depositario e garante della direzione del nuovo corso sociale, culturale e politico che il Paese prenderà al chiudersi di questa fase storica, informando il processo di ricostruzione di una nuova idea condivisa di futuro. Diventano quindi indispensabili due attenzioni prioritarie, da intendersi non come azioni da compiere prima in ordine cronologico, bensì da porre al primo posto per importanza strategica: l'investimento nella cura del capitale umano e quello nella cura del capitale sociale.

La cura del capitale umano e sociale: elaborare il trauma per guardare al futuro

Le competenze, le conoscenze, la formazione, la salute fisica e mentale, le abilità, le attitudini e le motivazioni della popolazione costituiscono il nucleo del capitale umano. Questo patrimonio va riconosciuto, coltivato e valorizzato, ma prima di tutto va curato dalle ferite profonde inferte dalla violenza della guerra. L'assunzione consapevole e collettiva dei traumi delle donne, dei giovani al fronte, degli sfollati, dei veterani, degli esuli e dei reduci, insieme alla loro cura, rappresenta la premessa indispensabile per consentire una piena partecipazione alla vita sociale, culturale ed economica del Paese. Solo offrendo il giusto spazio a questa attenzione strutturale diventa possibile una ricostruzione che non si limiti a ricalcare il passato, ma che osi guardare al futuro.

Parallelamente, la società civile è chiamata a promuovere la cura del capitale sociale attraverso un profondo processo di riconciliazione. Si tratta di rafforzare il legame sociale, connettere le comunità, ricucire le fratture e ridefinire appartenenze e alleanze. Ogni ricostruzione autentica deve attraversare questo sentiero difficile: non può esserci comunità senza memoria condivisa, senza luoghi di parola e di ascolto, e senza giustizia relazionale. Questo elemento è fondamentale per immaginare un nuovo patto sociale, capace di rafforzare la coesione e muovere la ricerca e la costruzione collettiva di nuovi immaginari e di un inedito possibile.

Il senso di comunità e la natura politica dell'empowerment

Le relazioni, le reti di fiducia, la cooperazione e la reciprocità costituiscono il tessuto connettivo della coesione nazionale. In un contesto di crisi o di guerra, questi legami vengono messi a dura prova, ma manifestano anche la capacità di generare nuove forme di mutualismo, attivismo civico e protagonismo dal basso. Per trasformare l'emergenza in opportunità è essenziale sostenere e riconoscere queste dinamiche. È proprio il senso di comunità – inteso come appartenenza, responsabilità condivisa e speranza – a rappresentare la leva per la ricostruzione materiale, sociale e culturale. Quando le persone si sentono parte attiva di una collettività, sviluppano la motivazione a contribuire al bene comune, a prendersi cura dei luoghi e delle relazioni, e a investire in progetti condivisi.

Vale però anche l'inverso, secondo una massima fondamentale che orienta i percorsi di rigenerazione sociale: "Quello che non puoi trasformare, non è veramente tuo". Solo se hanno lo spazio reale per incidere nella definizione di ciò che le riguarda direttamente, le persone sviluppano senso di appartenenza e di responsabilità.

Da questa angolazione, l'attivazione della cittadinanza significa creare le condizioni concrete nelle quali i cittadini e i gruppi organizzati possano acquisire consapevolezza critica, sviluppare competenze, accedere alle risorse, esercitare il proprio potere decisionale e incidere sul contesto sociale, economico e politico che li concerne. Attraverso l'esercizio di una reale agentività, i gruppi della società civile si riscoprono capaci di "agire la storia" e non solo di subirla, superando la condizione di spettatori passivi per diventare attori e protagonisti del cambiamento. Affinché l'empowerment non si riduca a un mero esercizio di stile, ma assuma la forma di una chiara direzione politica, è rilevante accompagnare gli interventi con una profonda riflessione sull'approccio pedagogico che sottende l'attivazione della società civile.

La partecipazione reale e la co-progettazione come nuovo patto sociale

La forma concreta attraverso cui l'empowerment si manifesta è la partecipazione, un processo che mette al centro il protagonismo di tutti gli attori, inclusi e soprattutto i più poveri, riconoscendoli come soggetti attivi del proprio cambiamento. Questo approccio si fonda sul presupposto che ogni individuo, indipendentemente dalla propria condizione economica o sociale, possieda la capacità di contribuire al cambiamento.

Per consentire al capitale umano e sociale di esprimere questo potere nella ricostruzione, è necessario operare simultaneamente su tre fronti distinti:

  • A livello locale: creando modelli, contesti e setting capaci di incoraggiare l'espressione di ogni voce e facilitare la costruzione di decisioni condivise.
  • A livello culturale: costruendo una visione complessiva che connetta le politiche locali con la capacità intrinseca di generare legami, partecipazione e dignità.
  • A  politico: lavorando a politiche pubbliche che riconoscano il capitale sociale come un bene comune da coltivare e proteggere, promuovendo la responsabilizzazione collettiva anziché la delega.

Non si tratta di disegnare interventi su misura calati dall'alto, ma di mettere le persone e le organizzazioni nelle condizioni di formulare risposte autonome alle sfide della ricostruzione, di immaginare collettivamente un futuro desiderabile nei contesti della propria esperienza di vita e di giocare un ruolo centrale in ogni programma o politica che sentano imprescindibilmente propria. L'esercizio di questo potere si gioca nella partecipazione concreta allo sviluppo di progettualità legate alla vita quotidiana: l'abitare, l'educazione, l'istruzione, i servizi sanitari e i contesti lavorativi. In tutti questi ambiti, la co-progettazione perde qualsiasi connotazione puramente tecnica per farsi base di un nuovo patto sociale. La società civile ucraina ed europea, insieme alle istituzioni pubbliche e alle comunità locali, ha il compito di predisporre un terreno favorevoli a questo esercizio di cittadinanza attiva, sostenendo lo sviluppo di metodi, competenze e strategie affinché possa essere sperimentato, modellizzato e diffuso. La cooperazione e l'alleanza internazionale devono orientarsi a sostenere proprio queste competenze a vantaggio delle organizzazioni della società civile, sviluppando non solo la libertà di immaginare ciò che ancora non c'è, ma il potere concreto di realizzarlo.

Il contributo innovativo delle comunità e i nuovi modelli di governance

La società civile ucraina può concorrere in modo determinante sia alla crescita delle infrastrutture immateriali e del senso di futuro, sia alla moltiplicazione di valore in tutti gli ambiti della ripresa: dalla dimensione sociale a quella culturale, economica e politica, attraversando i settori dell'imprenditoria, della salute pubblica, del welfare, dell'abitare e dell'istruzione. Attraverso questo processo di responsabilizzazione e di rafforzamento dei legami comunitari, la società civile può esercitare un ruolo ambizioso, articolato in passaggi chiave:

  • Costruzione di politiche di prossimità: lo sviluppo di interventi pubblici e iniziative collettive vicine ai luoghi in cui le persone vivono, lavorano e si relazionano quotidianamente, favorendo equità e coinvolgimento diretto nei sistemi sociali, educativi e sanitari.
  • Superamento dei modelli verticalistici: la trasformazione di cittadini, policy maker e agenti economici da competitors in alleati, dando un nuovo impulso a interventi sistemici basati sulla sussidiarietà e sulla promozione dell'interesse generale.
  • Innovazione dei modelli di governance: il potenziamento della capacità di innovare non solo nei prodotti e nei servizi, ma nelle modalità stesse che li generano e nelle governance dinamiche che ne assicurano l'impatto.
  • Sperimentazione dell'economia sociale: la promozione capillare di forme economiche fondate sui beni relazionali, sulla reciprocità e sulla fiducia pubblica, dove il capitale sociale opera come infrastruttura dello sviluppo umano integrale
  • Istituzionalizzazione del territorio: la creazione di nuove configurazioni organizzative su base territoriale che abbiano la possibilità di evolvere in senso istituzionale.
  • Pratica democratica sostanziale: la caratterizzazione delle politiche pubbliche secondo una visione democratica non formale o procedurale, ma solidale, avversa a ogni forma di sopraffazione, discriminazione e chiusura, capace di dare concretezza ai valori di giustizia e libertà.
  • Logica di alleanza paritaria: il sostegno a una cultura della ricostruzione informata da un principio di alleanza e non di subordinazione nei confronti del settore pubblico ed economico-produttivo
  • La sperimentazione di questi interventi su scala territoriale permette inoltre un approccio euristico alla valutazione della loro reale efficacia. Il confronto aperto con le moltissime altre esperienze europee può fare dell'Ucraina un nuovo e inedito spazio di crescita e di apprendimento per tutti.

Conclusioni

La cura, il potenziamento e la valorizzazione del capitale umano e sociale del Paese non costituiscono un esercizio accessorio, una richiesta formale per vedere riconosciuto un legittimo spazio d'azione; si tratta di una necessaria direzione politica. Questo percorso richiede tempo, pazienza, ascolto e fiducia. Richiede, soprattutto, di riconoscere ai cittadini la piena libertà di immaginare ciò che ancora non c'è. È precisamente in questo esercizio condiviso di cura, partecipazione e trasformazione che risiede la possibilità non solo di ricostruire ciò che è stato distrutto, ma di rigenerare una società più coesa, democratica e resiliente, dove le persone possano riconoscersi protagoniste della propria rinascita e capaci di tutelare la pace.

Articolo a cura di Anna Zumbo





Informativa

L'accesso ai nostri contenuti è soggetto al consenso per l'utilizzo dei cookie per la sola finalità relativa ai dati relativi alle visite in forma anonima come indicato nella Cookie Policy.
Se accetti i cookie per le finalità indicate, potrai navigare liberamente su Info-cooperazione.it e noi potremo erogarti pubblicità e contenuti personalizzati.
Grazie ai ricavi realtivi a tali attività, supporterai il lavoro della nostra redazione.