Bastone e carota: la doppia faccia dell’Europa verso società civile e ONG
Un clima ostile: attacchi politici, disinformazione e delegittimazione
Da quasi due anni documentiamo in vari modi come le ONG europee siano al centro di una campagna di delegittimazione alimentata da un folto gruppo di parlamentari europei:
- attacchi mirati da parte di eurodeputati populisti e anti-immigrazione;
- campagne mediatiche basate su accuse infondate di abuso di fondi pubblici;
- operazioni di disinformazione, in alcuni casi riconducibili a interessi politici esterni o a reti mediatiche interne con orientamento xenofobo;
- un crescente clima di sospetto verso chi lavora su migrazioni, diritti umani, ambiente e media indipendenti.
I principali network della società civile europea hanno più volte denunciato come questi deputati usino argomentazioni fuorvianti per “fabbricare uno scandalo” e bloccare i finanziamenti alle organizzazioni della società civile.
Un esempio è il rapporto di aprile scorso della Corte dei Conti europea, nel quale sono stati effettivamente segnalati problemi di trasparenza amministrativa sui fondi alle ONG che in realtà riguardano più la Commissione e i suoi funzionari piuttosto che le organizzazioni beneficiarie. Sul banco d'accusa sono finite invece le ONG e la notizia è stata amplificata e distorta dai media per creare una percezione di sfiducia da parte dell’opinione pubblica. La pressione politica anti-ONG è cresciuta dopo l'avvento dell'amministrazione Trump che negli Stati Uniti ha avviato un'azione di delegittimazione simile a quella già in atto in Europa arrivando al taglio dei finanziamenti e alle minacce esplicite alle principali fondazioni filantropiche che supportano le organizzazioni, anche europee, attive sui temi delle migrazioni, dei diritti umani e dell'ambiente.
La Commissione cambia passo e vara la Strategia Europea per la Società Civile
In questo contesto ostile e polarizzato, la Commissione europea ha scelto una posizione diametralmente opposta rispetto ai settori più ostili del Parlamento: non solo difende il ruolo della società civile, ma decide di rafforzarlo strutturalmente. La nuova Strategia per la Società Civile — presentata la scorsa settimana insieme all’European Democracy Shield — rappresenta la prima risposta organica dell’UE alla chiusura dello spazio civico. Il documento della EU Strategy for Civil Society ha tre obiettivi chiave:
1. Rafforzare il dialogo e il coinvolgimento
- Creazione entro il 2026 di una Civil Society Platform per migliorare il confronto costante tra ONG e istituzioni.
- Maggiore coinvolgimento delle organizzazioni nei processi decisionali.
2. Protezione delle organizzazioni civiche
- Lancio di un Knowledge Hub europeo sullo spazio civico, con strumenti e misure di protezione per le ONG sotto minaccia.
- Possibilità di assistenza urgente per organizzazioni oggetto di attacchi politici o limitazioni legislative.
3. Finanziamenti sostenibili e trasparenti
- Nella proposta di nuovo Quadro Finanziario Pluriennale, 9 miliardi di euro saranno destinati al programma AgoraEU, dedicato alla società civile.
- Semplificazione dell’accesso ai fondi, promozione di partenariati con il privato e supporto legale pro bono.
Si tratta di un cambio di approccio evidente: l’UE riconosce formalmente che società civile e ONG sono pilastri democratici, non beneficiari accessori. Una risposta in linea con le aspettative delle reti delle OCS a livello nazionale ed europeo che da diversi anni chiedevano questa strategia. Già nel 2022, l'appello del network Civil Society Europe a includere una simile strategia nel programma di lavoro della Commissione europea era stato sostenuto da oltre 340 organizzazioni in tutta Europa e aveva ottenuto il supporto di 105 eurodeputati eletti.
Proteggere democrazia e libertà d'informazione
La strategia è accompagnata dall’European Democracy Shield, un pacchetto di misure pensato per rafforzare le democrazie europee in un’epoca di minacce ibride. Le azioni previste saranno articolate in tre pilastri principali: 1) tutelare l’integrità dello spazio dell’informazione; 2) rafforzare le nostre istituzioni, garantire elezioni libere e corrette e sostenere media liberi e indipendenti; e 3) potenziare la resilienza sociale e la partecipazione dei cittadini.
Le misure includono:
- lotta sistematica alla disinformazione;
- creazione del Centro Europeo per la Resilienza Democratica;
- rafforzamento dei fact-checkers;
- supporto ai media indipendenti;
- linee guida per l’uso dell’AI nelle elezioni.
Un approccio che ribadisce un concetto chiave: la società civile non è un problema da contenere, ma una risorsa da proteggere.
Una visione condivisa per la democrazia europea
La nuova Strategia dell’UE per la società civile rappresenta un passo avanti significativo, ma da sola non basta. Per trasformarla in un cambiamento reale occorre che l’intero sistema europeo — Commissione, Parlamento, governi nazionali e attori politici — sviluppi una visione comune, capace di superare le contraddizioni interne che oggi indeboliscono lo spazio civico.
Il rafforzamento della democrazia non può procedere su binari paralleli: mentre una parte delle istituzioni difende e valorizza il ruolo delle ONG, un’altra continua a delegittimarle, creando un cortocircuito che rischia di vanificare gli sforzi messi in campo. Se le misure previste dal Democracy Shield vogliono realmente rafforzare la resilienza delle nostre società, è necessario che anche il livello politico abbandoni narrazioni ostili e riconosca la società civile come parte integrante dell’architettura democratica europea.
Costruire una visione condivisa, capace di unire strategie, risorse e responsabilità, sarà il vero banco di prova. Solo così l’Europa potrà non solo proteggere il proprio spazio civico, ma rilanciare un modello democratico credibile, partecipato e all’altezza delle sfide del presente.