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Comunità energetiche bloccate dalla burocrazia

Pratiche ferme da sei a dieci mesi, ticket chiusi senza soluzione, portali informatici che generano errori a ripetizione e impediscono persino di aggiungere nuovi soci. Le Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali italiane si trovano bloccate non dalla mancanza di energia o di volontà, ma da una burocrazia che non riesce a reggere il peso della propria stessa crescita.

È questa la denuncia — documentata e argomentata — che la Rete nazionale CERS ha portato in un incontro con i referenti del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), al quale hanno partecipato rappresentanti di dieci regioni: Lazio, Toscana, Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Campania e Puglia. Una presenza geograficamente ampia che segnala con chiarezza come i problemi non siano episodi isolati ma una disfunzione sistemica che riguarda l'intero Paese.

Il GSE sommerso dalle domande

Il punto più rivelatore dell'incontro è arrivato direttamente dai dirigenti del GSE: il numero delle istanze in ingresso è cresciuto fino a raggiungere livelli quasi dieci volte superiori alla capacità operativa disponibile. Un dato che spiega — senza giustificare — l'accumulo di arretrati che le comunità energetiche denunciano ormai da mesi. Il GSE ha riconosciuto il ritardo e ha assunto l'impegno di fornire entro 30 giorni un primo riscontro a tutte le domande pendenti relative alle qualifiche e alle modifiche. È previsto un nuovo incontro alla scadenza per verificare lo smaltimento dell'arretrato e l'avanzamento delle semplificazioni concordate.

La Rete ha accolto questo impegno, ma ha subito chiarito i termini del giudizio: la disponibilità al dialogo è un segnale positivo, ma non è sufficiente finché non si tradurrà in risultati misurabili. Le comunità non possono continuare a sostenere costi organizzativi, tecnici e finanziari mentre l'accesso agli incentivi viene rinviato da procedure lente o da blocchi informatici.

I problemi concreti: un elenco che parla da solo

Le criticità segnalate dalla Rete CERS al GSE non sono astratte. L'impossibilità di inserire nuovi soci — consumer o prosumer — quando una configurazione è in fase di valutazione blocca di fatto la crescita delle comunità nel momento più delicato del loro percorso. Gli errori continui generati dal portale e le difficoltà nel caricamento dei documenti rendono ogni operazione un'avventura. I ticket di assistenza vengono chiusi senza che il problema sia risolto. Le risposte fornite risultano spesso incoerenti con il funzionamento effettivo del sistema.

A questo si aggiunge la duplicazione di dati già trasmessi in fasi precedenti — anche nella rendicontazione PNRR — e la richiesta di dettagli tecnici particolarmente onerosi per le piccole comunità, come coordinate e matricole dei singoli pannelli fotovoltaici. Un onere sproporzionato per realtà che sono spesso associazioni di Terzo Settore, con poche risorse interne e nessuna struttura burocratica dedicata.

L'effetto complessivo è paradossale e crudele: la complessità amministrativa rischia di diventare una barriera all'ingresso proprio per quelle esperienze territoriali e solidali che la normativa sulle CER avrebbe dovuto rendere possibili e accessibili.

La richiesta al MASE e gli impegni ottenuti

Sul fronte dei risultati concreti dell'incontro, la Rete ha registrato alcune aperture significative. Per accelerare l'erogazione dei contributi PNRR, il GSE ha prospettato la rimozione del vincolo dell'avvenuto accoglimento della qualifica o della modifica: sarà sufficiente la presentazione della relativa domanda. Verranno esaminati i campi del portale segnalati come ridondanti e saranno organizzati tavoli tecnici specifici con i sistemi informatici del GSE per analizzare i malfunzionamenti.

Le questioni più urgenti riguardano la gestione operativa del GSE. Ma la Rete nazionale CERS sa che alcune delle soluzioni necessarie non sono nelle mani del Gestore: dipendono da scelte politiche e normative che spettano al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Per questo la Rete chiede la convocazione di un incontro congiunto MASE-GSE, in cui affrontare anche le riforme strutturali: ipotesi di silenzio-assenso, riduzione degli adempimenti, adeguamento della normativa fiscale.

La richiesta più urgente è la proroga oltre il 31 dicembre 2027 del termine previsto per le misure di sostegno alle CERS. Con i ritardi accumulati e i tempi tecnici necessari per completare i processi di qualifica e realizzazione degli impianti, quella scadenza rischia di diventare un muro che taglia fuori comunità che hanno fatto tutto bene — e si trovano bloccate non per loro colpa, ma per disfunzioni burocratiche fuori dal loro controllo.

Il banco di prova

La Rete nazionale CERS ha indicato con chiarezza i criteri con cui valuterà i progressi al prossimo incontro: numero delle pratiche arretrate effettivamente lavorate, tempi medi di risposta, correzione dei malfunzionamenti, semplificazioni introdotte e qualità dell'assistenza. Non parole, non buone intenzioni: numeri verificabili.

E ha anche chiarito cosa succederà in assenza di risposte concrete: la Rete è pronta a promuovere nuove mobilitazioni. La transizione energetica non può essere calata dall'alto attraverso norme e incentivi che poi restano inaccessibili per i mesi necessari a sbloccare una pratica. Deve essere costruita e garantita anche dal basso, attraverso quella democrazia energetica di cui le comunità energetiche rinnovabili e solidali sono — quando funzionano — l'espressione più concreta e radicata nel territorio.

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